Come presentare una relazione

Articolo redatto da G. J. Petri (Lugano)

J. Petri (Lugano)

Verso la realizzazione di un Corso di formazione.

Ci sono materie che nelle scuole mediche non vengono insegnate ma che sarebbe utile conoscere per la propria crescita professionale. Quanti di noi si sono trovati nella necessità di presentare una propria relazione ad un convegno e di non essere rimasti soddisfatti del proprio lavoro. Preparare ed esporre una relazione è una forma di “arte”.
Conoscerne alcuni punti base può risultare fondamentale.

Spesso, ci capita di assistere a presentazioni di pessima qualità che tutti noi abbiamo dovuto subire in innumerevoli Corsi e Congressi. Infatti, fino a quando capita di ascoltare una presentazione ben concepita, esposta e illustrata si può non rendersi conto che il 90% del resto è di qualità scadente.

Si può pensare che parlare in pubblico sia un dono che solo pochi hanno e, in grande misura, questo è vero ma, seguendo delle regole essenziali, tutti possono produrre una buona presentazione. La questione è di rendersi conto degli errori che quasi tutti commettono e di conoscere quelle regole.

Una buona presentazione deve tenere il pubblico interessato e attento dall’inizio alla fine. Deve essere concisa più che prolissa e limitarsi a voler trasmettere nozioni limitate che si possano facilmente assorbire e ricordare. I requisiti maggiori sono: una struttura semplice, schematica e chiara, diapositive sintetiche con poco testo ed immagini pertinenti, un’esposizione con voce udibile, ritmo corretto e linguaggio diretto e comprensibile.

Pertanto nella maggior parte dei casi si constatano sempre gli stessi errori:

  1. Mancanza di pertinenza nel trattare un soggetto limitato, usando un fiume di parole e diapositive
  2. Incapacità di ricordare la presentazione senza leggere un testo scritto o le diapositive
  3. Un messaggio confuso che è difficile ricordare.

Il punto più debole è quasi sempre la qualità delle diapositive. In inglese si usa l’espressione visual aids ovvero sostegni visivi. Questo indica lo scopo che le diapositive dovrebbero avere ma che è ignorato quasi sempre: quello di aiutare il pubblico a meglio capire o visualizzare il concetto che il relatore cerca di trasmettere. Delle buone (e rare) diapositive devono avere certe caratteristiche:

  • Le immagini devono essere pertinenti e aiutare a trasmettere il messaggio
  • Il testo dev’essere scarno e servire solo a schematizzare il messaggio, permettendone una visione d’insieme
  • I colori devono essere sobri per evitare distrazioni
  • Il contrasto tra testo e sfondo dev’essere netto e tener conto dei daltonici
  • I caratteri devono essere uniformi e di taglia leggibile

Purtroppo queste poche regole sono ignorate nella vasta maggioranza dei casi ed è comune incontrare relatori che usano le diapositive come se servissero solo a ricordar a se stessi cosa dire. Il testo è quasi sempre eccessivo, come se il pubblico potesse leggere e ascoltare allo stesso tempo.

Ecco tre esempi di pessime diapositive:

Fig 1: Diapositiva complicata, piena di disegni e linee di testo in colori diversi e caratteri diversi, che richiederebbe molti minuti di analisi attenta per trarne informazioni utili.

Fig 2: Diapositiva stracarica, testo non allineato in troppi colori, con verde e rosso poco visibili ai daltonici.

Fig 3: Diapositiva stracarica di testo che, come la precedente, non ha altro scopo che ricordare al relatore cosa dire.

La SISPEC ha pensato di sensibilizzare i propri iscritti su questo problema e anche a fornire un corso di formazione sull’argomento.
Chi fosse interessato a partecipare può inviare una mail a segreteria@sispec.net scrivendo : “….sarei interessato a partecipare al Corso di formazione “Come realizzare ed esporre una Relazione Scientifica”.
La istituzione del Corso è naturalmente subordinata al raggiungimento di un sufficiente numero di partecipanti.

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